CINA PRIMO MERCATO NELL’ABBIGLIAMENTO 

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Gli Stati Uniti sono destinati a cedere lo scettro di primo mercato al mondo nel settore dell’abbigliamento nei prossimi tre anni, questa la previsione di Global Data. Con un calo di vendite del 15% solo negli States, i brand vedono nella Cina, e in tutto il mercato asiatico, una grande opportunità di crescita. Emblematico il caso di Adidas.

 

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Sfide ed opportunità

Dati alla mano, gli Stati Uniti, che oggi detengono il 42% del mercato mondiale dell’abbigliamento, cederanno il passo alla Cina. Con una perdita di 297 miliardi di dollari dell’intero comparto apparel, il retail americano ha avuto un calo netto del 15.2% di vendite rispetto all’anno scorso. Uno scivolone non da poco per la prima potenza economica globale. D’altronde anche Washington sta affrontando una crisi senza precedenti e gli alti tassi di disoccupazione uniti anche alle incertezze per il futuro, non stanno aiutando.

 

 

Secondo gli analisti di Global Data, la bilancia dei consumi nel settore dell’abbigliamento virerà nettamente verso la Cina, facendo diventare il Dragone il best player del settore nel giro di tre anni. Molte sono le opportunità, ma il mercato cinese, come si sa, è complesso, e vendere in Cina con logiche “occidentali” sarebbe controproducente su tutta la linea. Saper adattare il prodotto alle caratteristiche dei consumatori cinesi è la vera sfida che attende i brand nell’immediato. 

 

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E-commerce e Social Commerce guidano i consumi, anche nel lusso 

La sfida di Pechino è ora dare nuova spinta ai consumi interni. Nonostante la pandemia abbia segnato la chiusura degli store fisici, questa non ha fermato gli acquisti nel Dragone. Molti brand hanno infatti abbracciato la digitalizzazione esplorando anche nuovi approcci di vendita. Livestreaming e Social Commerce sono state le due tendenze principali negli ultimi mesi. Costretti alla chiusura, i marchi hanno deciso quindi di appoggiarsi alle diverse iniziative delle piattaforme e-commerce per attutire il calo delle vendite.

 

 

Prada ha ad esempio raddoppiato le vendite, mentre Bulgari, dopo aver chiuso oltre il 50% dei negozi nella Cina continentale, ha registrato un trend in crescita addirittura superiore al 2019. Come dichiarato da Jean-Christophe Babin, CEO di Bulgari, i canali di vendita offline “sono ancora molto importanti per i marchi di lusso, in particolare i brand di gioielleria di fascia alta, ma indubbiamente sarebbe folle non considerare l’importanza che il digitale, ed il mondo online, hanno nel mercato cinese”.

 

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Il caso Adidas

Alcuni marchi in Cina stanno vedendo performance di vendita dei retail tradizionali hanno visto tornare la loro operatività del 80-100% dei livelli di trading pre-virus. Un caso per tutti è quello della tedesca Adidas, il cui mercato cinese è il primo mercato in termini di fatturato per il brand. Nonostante il lockdown, Adidas sin da  metà aprile ha riaperto i suoi store ufficiale o quelli gestiti dai brand partner sul territorio.

 

 

Nonostante fino a maggio il traffico nei brick-mortar stores sia rimasto sostanzialmente al di sotto del livello dell’anno precedente, i mancati guadagni sono stati più che compensati dall’incredibile crescita delle vendite online. Secondo Adidas, nel secondo trimestre le vendite nel continente asiatico torneranno ai livelli dell’anno precedente.

 

 

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