Il 2019 è stato l’anno del live streaming e degli influencer, che si sono confermati come uno dei migliori canali di promozione e vendita per chi ha interesse a raggiungere certe tipologie di consumatori. Negli ultimi anni però, hanno iniziato a farsi strada in questo particolare settore un gruppo di influencer un po’ “fuori dal comune”.
Anche loro sono in grado di ammassare grosse schiere di follower e partecipare ad eventi live, proprio come i loro colleghi, ma si distinguono per una particolare caratteristica: il fatto di non essere “vivi”, se non nel cuore dei loro fan. Sono i Virtual Influencer, o CGI Influencer, modelli 3D animati tramite PC e dotati di una versatilità ancora più estesa rispetto alle loro controparti in carne ed ossa. 

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1. Dal Giappone alla Cina, inizia l’era dei Virtual Influencer. Anche l’Occidente approccia la novità

Il fenomeno, iniziato nel 2017, destò subito l’attenzione di alcuni brand, che videro nella nascita di queste nuove top model (e dei loro partner), fatte di pixel, una opportunità. Ecco dunque che, durante lo stesso anno, Calvin Klein finanzia uno spot che vede protagoniste Bella Hadid e Miquela Sousa (conosciuta come Lil Miquela dai suoi oltre 2 milioni di follower su Instagram), la prima virtual influencer nata “in occidente”. La mossa del famoso brand di New York fece molto discutere l’opinione pubblica, e pose al centro del ciclone la complessa interazione tra una fan base di persone reali ed una icona digitale costruita, letteralmente, sia nella forma esteriore che nel suo background “personale”, per attirare like e follower.
La polemica morale ed etica generata da questo evento non scoraggiò alcune compagnie (Balman, Soul Machines, KFC e molte altre) a continuare la produzione di influencer “surrogati”, perché, a quanto pare, ai brand non dispiace affatto collaborare anche con avatar virtuali, che necessitano di molte meno “cure” rispetto alle controparti in carne ed ossa, oltre che essere molto meno soggette a regolamentazione da parte delle autorità dei diversi paesi.

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2. Il New Year’s Eve Gala su Bilibili ha attirato 82 milioni di spettatori! Protagonista la digital idol Luo Tianyi

 

Va da sé che un fenomeno del genere non poteva che essere amplificato dal paese del momento, la Cina, anche se, a dirla tutta, le icone virtuali, soprattutto in ambito musicale, sono ben più note in Asia rispetto che in tutte le altre parti del globo. I cosiddetti “vocaloids”, o software per la sintetizzazione vocale, hanno sempre attirato folte schiere di follower in Giappone e Cina, come nel caso di Hatsune Miku, “in attività” dall’ormai remoto 2007, o della più moderna icona virtuale cinese, Luo Tianyi (vocaloid con oltre 3 milioni di follower su Weibo), esibitasi durante il BiliBili 2019 New Year’s Eve Gala, un evento dedicato alla Generazione Z che ha attirato oltre 82 milioni di spettatori.

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La fama di questi personaggi non è da circoscrivere solo a performance musicali però, è questo il caso particolare della KOL digitale Noonoouri, che a metà 2019 contava già diverse collaborazioni con brand del lusso come Versace e Fendi, e più apparizioni sulla rivista Vogue. Noonoouri è stata infatti scelta, lo scorso settembre, per essere la prima virtual Brand Ambassador del Tmall Luxury Pavillion, piattaforma parte della “scuderia” Alibaba che racchiude all’interno i più importanti brand del lusso al mondo. Sicuramente un test per sondare la trazione che un avatar di finzione possa esercitare sul mondo reale.

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3. Ci troviamo davanti ad una rivoluzione in chiave marketing?

 

Che l’era delle aspiranti Ferragni e Kardashians sia giunta al tramonto, oscurata da una stella ancora più splendente (la tecnologia)? Non saltiamo a conclusioni affrettate. Il fenomeno delle CGI Influencer non ha ancora suscitato le stesse attenzioni degli Influencer “reali”, e sembra essere ancora poco considerato dai media del vecchio mondo.
Una cosa è certa: i brand hanno dimostrato di voler testare questo nuovo modo di fare Influencer Marketing e, se non altro, se decidessero di trovare un “fit” con software house famose in campo ACG (Anime, Comics & Games) proprio per i loro personaggi più iconici (vedi la Blizzard Entertainment) potrebbero completamente “scardinare” il nostro modo di fare marketing.

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